Una pagina buia nella storia dell’Ordine

Data:
1 Marzo 2011

Abbiamo molto riflettuto sulla opportunità di raccontare quanto accaduto nelle ultime elezioni di rinnovo del Consiglio Nazionale, perché si tratta di un argomento forse sconosciuto ai più e relegabile nel cassetto degli “affari burocratici” di famiglia. 

Inoltre, si tratta di vicissitudini che potrebbero disorientare, perché investono livelli etici e deontologici, dei cui  principi proprio l’Ordine è “custode”.

Alla fine è prevalsa la convinzione che l’informazione sia un atto dovuto nel segno della trasparenza che da sempre ci contraddistingue, con la certezza che ciascuno di voi sarà capace di fare le dovute considerazioni.

Il rischio di una eventuale percezione di “discredito” di questo nostro organismo di rappresentanza, infatti, è maggiore se sussiste omertà e collusione con metodi discutibili od oscuri; mentre la chiarezza, il racconto, la visibilità, aiutano la comunità professionale a comprendere e a sentirsi parte, forse con sentimenti di amarezza o disillusione, di questa istituzione importante e strategica per la tutela dell’immagine e del prestigio della professione.

D’altra parte, purtroppo, quello che descriviamo negli articoli interni appare in piena “sintonia” con quanto accade nel nostro Paese da qualche tempo, sia per i meccanismi elettorali che per i comportamenti di taluni politici.

E’ invalsa la convinzione che “se non è espressamente vietato dalla legge… allora è consentito!”, seguendo un ragionamento semplicistico e disarmante, ma non meno preoccupante.

Infatti, in ogni contesto civile e sviluppato, accanto alla norma scritta sussiste una norma morale (individuale e/o collettiva) che indica comportamenti, orienta scelte, dispone al pensiero critico basato sull’interesse della collettività piuttosto che sul proprio.

Si tratta di una “sensibilità democratica”, di una coscienza collettiva, che sintonizza i metodi ai fini, che armonizza diritti e garanzie.

Nelle votazioni per il rinnovo del Consiglio Nazionale è accaduto che alcuni Ordini regionali (coinvolti dall’intraprendente iniziativa di qualche Presidente), dimentichi dei quadri di riferimento etico e deontologico, abbiano pensato ad un metodo utile ad eleggere i propri candidati designati nell’organo di massima rappresentanza della professione.

E’ stato creato un “cartello elettorale”, con una lista blindata di candidati designati, facendo convergere in maniera massiccia il voto su di essi.

A prima vista potrebbe anche sembrare una semplice coalizione elettorale. Ma non lo è, perché questi Presidenti regionali si sono arrogati un diritto che non gli spetta ed hanno voluto superare il meccanismo normativo di “peso proporzionale”, stabilito a seconda del numero di iscritti all’Albo, loro stessi prevedendo un certo numero di consiglieri per ciascuna regione aderente.

Ci siamo indignati e abbiamo protestato, perché la democrazia “piegata” crea fratture, nei cui solchi scivolano disaffezione e disinteresse.

E l’indignazione ci sembra una prima sana reazione di chi sente parte viva dell’istituzione, con l’auspicio che si trovi una via d’uscita alla strada senza sbocchi che qualcuno – forse anche senza rendersi conto della portata di una tale iniziativa – ha inteso intraprendere.

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Ultimo aggiornamento

2 Ottobre 2017, 17:18