Il 20 maggio scorso “Ilsole24ore” ha pubblicato una classifica dei capoluoghi di provincia italiani in base allo stato di salute dei loro cittadini. Il quotidiano economico nazionale non è nuovo nella pubblicazione di studi che cercano di cogliere le differenze tra le varie parti del paese. Queste graduatorie suscitano spesso critiche e dubbi in relazione ai parametri che vengono assunti per stilare le classifiche e sulla loro solidità. Quella recente sulla salute si basa su alcuni parametri che appaiono rilevanti come la speranza di vita, la mortalità per tumore e per infarto, il numero di pediatri, l’uso dei farmaci per asma e patologie legate, le ostruzioni delle vie respiratorie, la ricettività ospedaliera, i medici di medicina generale e l’emigrazione ospedaliera.

I menzionati indicatori associati a dei punteggi concorrono a fornire una classifica che non rispecchia questa volta la storica distinzione rilevabile in ambito di sviluppo economico tra città del Nord e del Sud sebbene le città del centro Nord si presentino quasi sempre nelle prime posizioni. Bari ad esempio è al 21° posto, Foggia al 27°, Barletta Andria Trani al 41°, Lecce al 60°, mentre Brindisi si situa all’85° davanti solo a Taranto collocata al 90° posto. La notizia non è stata oggetto di approfondimenti e di confronti negli ambienti sociali e politici locali . Sembra quasi che lo stato di salute della popolazione non dipenda dalle condizioni socio economiche che la caratterizzano e dai servizi socio sanitari di cui dispone. Un silenzio davvero sorprendente .

Si deve precisare che la cattiva salute della popolazione brindisina non emerge solo adesso per iniziativa dello studio de “Ilsole24ore”. Il 27 febbraio scorso infatti veniva presentato dal Ministro della Salute il primo “Atlante italiano delle disuguaglianze di mortalità per livello di istruzione” realizzato dall’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e il contrasto delle malattie della Povertà (INMP) in collaborazione con Istat. Il livello di istruzione è infatti considerato un indicatore affidabile di livello socio economico ed in grado di influire sullo stato di salute individuale. Lo studio mostrava negli anni 2012-14 tassi di mortalità generale (cioè per tutte le cause) delle donne in forte svantaggio persino rispetto al dato nazionale nelle province BT e Brindisi.

E’ peraltro noto che a seguito del recente riordino ospedaliero effettuato dalla Regione Puglia Brindisi presenta il rapporto più basso rispetto alle altre province tra posti letto e popolazione mentre mancano ancora all’appello importanti servizi alternativi all’ospedale e tra questi l’hospice come di recente rilevato anche dal sindacato dei medici di medicina generale.

Alla luce di queste carenze non ci sorprende quindi la bassa posizione in classifica che lo studio de Ilsole24ore attribuisce a Brindisi mentre riteniamo che l’elevata mortalità registrata nel sesso femminile e l’eccesso di patologia respiratoria necessitino di un serio approfondimento per la individuazione delle loro cause. Recenti studi hanno permesso di chiarire che una parte della patologia respiratoria è attribuibile alle emissioni atmosferiche di origine industriale, ma è altresì noto che l’inquinamento da traffico veicolare e portuale è responsabile di una quota non trascurabile di patologie e ricoveri. Forse più che realizzare ulteriori studi si tratta di mettere mano quanto prima con adeguati interventi amministrativi alla riduzione di queste fonti di inquinamento.

Ma al di là delle cause delle singole patologie, che richiederebbero specifici approfondimenti, emerge chiaramente, che lo svantaggio di salute complessivo della popolazione brindisina (confermata da quasi tutti gli studi negli ultimi 20 anni sia pure con sottolineature di aspetti via via diversi) è espressione di uno sviluppo economico distorto centrato sullo sfruttamento intensivo di terreni e persone e non sulla riduzione delle disuguaglianze. Finchè prevarranno il silenzio sui dati di salute della popolazione brindisina e il continuo rinvio di un confronto permanente sul loro significato di indicatore di disuguaglianza socio economica, si continuerà a perdere un’occasione importante per la crescita consapevole della nostra collettività.

Brindisi 6 giugno 2019

FORUM AMBIENTE, SALUTE E SVILUPPO