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È di questi giorni il dibattito politico e parlamentare sulle unioni civili. Si tratta di un  tema che interessa a fondo la professione dell’assistente sociale, perchè i mutamenti legislativi che questo dibattito precede porteranno a trasformazioni formali e sostanziali dei modelli di “famiglia” finora riconosciuti.

Com’è noto, in questi giorni al Senato è in corso la discussione sul cd. “Disegno di Legge Cirinnà”, dal nome della senatrice che lo ha presentato. Sappiamo che il ddl affronta tre questioni: le unioni civili (solo per le coppie omosessuali), i contratti di convivenza e la convivenza propriamente detta (fra omo ed eterosessuali). Ossia la legittimazione di nuove tipologie di famiglia. Sono pochi quei professionisti che conoscono la “famiglia” meglio e più a fondo degli assistenti sociali. Da sempre lavoriamo per, con e qualche volta perfino apparentemente “contro” alcune famiglie (quando sappiamo che la loro pericolosità sociale e individuale può nuocere pesantemente). Le famiglie sono i nostri riferimenti quotidiani nel lavoro con i singoli utenti, con i gruppi e le comunità. Per questo penso che abbiamo il diritto di esprimere le nostre opinioni su quanto sta accadendo nel nostro vecchio e stanco Paese. So che siamo molto attenti e attratti dall’argomento, ognuno di noi ha un’idea … ma spesso la affidiamo a poche righe su facebook o qualche altro social, nei quali ci si scatena anche un po’ a sproposito (come mi è capitato di leggere di recente). Invece faremmo bene a riflettere su questo tema, anche insieme all’Ordine, e mi auguro che questo mio contributo possa servire proprio a innescare un proficuo scambio di opinioni e, perché no, di posizioni. La Politica in questi giorni non discute d’altro (l’argomento riesce perfino ad oscurare di tanto in tanto le tragedie degli immigrati …) anche perché ormai si è accartocciata sull’unica questione della stepchild adoption, ossia l’adozione del minore da parte del convivente del genitore naturale (ritenuta un problema soprattutto se si tratta di genitore omosessuale). Su tutto questo anch’io ho un’opinione, che voglio provare ad analizzare e ad esprimere insieme a voi, e di cui mi assumo ogni responsabilità, in quanto si tratta di opinioni e prospettive del tutto personali. Cominciamo da questa mattina. L’ANSA riporta la seguente profonda riflessione (… forse un po’ troppo “profonda”): “Questa qui, Monica Cirinnà, mi sembra un po’ la donna del capitolo diciassettesimo dell’Apocalisse, la Babilonia, che adesso brinda prosecco alla vittoria. Signora, arriverà anche il funerale, stia tranquilla. Glielo auguro il più lontano possibile, ma arriverà anche quello”. A pronunciare queste frasi choc è don Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, durante la rassegna stampa mattutina.” Ora, se gli anatemi arrivano dai religiosi, qualcuno dirà, nulla quaestio … Anche quando giungono dalla casalinga di Voghera, insieme al classico “ma dove andremo a finire …”, tutto normale. Il problema serio è quando questi livelli di “comune sentire” sono espressi anche dai nostri Politici, come sta accadendo in questi giorni: basta ascoltare le dirette delle sedute in Senato per rendersi conto dello “spessore” di molti Politici. E fanno davvero paura, perché loro dovrebbero rappresentarci tutti. Il dibattito parlamentare ruota intorno ad alcuni capisaldi, per la verità neanche troppo originali, che provo a sintetizzare. Primo: i parlamentari uomini contrari al ddl sono molto più numerosi delle donne (chi ha la mia età o più, ricorderà che fu la stessa cosa per le battaglie sul divorzio e sull’aborto …). Segno che, saranno anche trascorsi quarant’anni, i parlamentari di allora non ci sono quasi più, però quando si tratta di toccare i tasti sensibili dei rapporti fra generi, generazioni e con le categorie dell’alterità in generale, la tentazione di giocare il ruolo del “maschio italico” è dura a morire. Secondo: la “riduzione” del dibattito sul ddl – che, in realtà riguarda moltissime persone e famiglie – esclusivamente alla già citata “stepchild adoption”. Quest’ultimo aspetto sta ingiustamente e scorrettamente monopolizzando il dibattito, come se esistessero solo gli omosessuali, nel ddl e nella società intera. Terzo, ancora più grave e fuori dalla Storia: le obiezioni delle Destre e dei conservatori completamente basate sulla triade Dio – Patria – Famiglia, tanto cara a vecchi regimi. Questo terzo punto merita un focus più preciso. Per quanto riguarda il ricorso a Dio è rigettata ogni assimilazione di Dio all’Amore. La fede di cui si parla è esclusivamente quella cattolica: le famiglie di fatto islamiche o gli omosessuali di altre fedi religiose semplicemente sono assenti dal dibattito, non esistono. Tutti gli atei, gli agnostici, i critici sono esclusi dal dibattito, e quindi non sono “soggetti di legge”? Duole constatare che il processo di laicizzazione di questo Paese è ancora tanto lontano: la sana e corretta ripartizione dei poteri fra Stato e Chiesa/Religione/Orientamento spirituale non è ancora realizzata. Dio non è lasciato appannaggio solo di chi crede, ma si pretende di imporlo a tutti, nessuno escluso. Dio viene ancora troppo strattonato e spintonato a seconda delle esigenze personali (e di partito). Viene spontaneo chiedersi: perché non ci si occupa con altrettanta religiosa attenzione delle sofferenze dei moltissimi bambini e bambine inseriti nelle famiglie “normali”? Sfruttamento, pedofilia, violenza, mancanza di opportunità, la sparizione di migliaia di bambini immigrati dai centri di accoglienza. Bambini vittime dei femminicidi delle proprie madri, del bullismo nelle scuole e del cyber-bullismo di internet a casa, dei disturbi alimentari e di varie dipendenze patologiche, ecc. Perché la Politica ignora Dio quando si tratta di queste tragedie? Per non parlare delle condizioni dell’infanzia nei Paesi sottosviluppati o in condizioni di guerra … La Patria. In questo caso, qualche politico prova a dire in questo dibattito che da anni la Patria paga multe salate alla UE a causa dell’assenza/carenza/labilità dimostrata nei confronti di diversi diritti civili. Altri fanno notare che tirare in ballo la Costituzione pretendendo una interpretazione pedissequa e univoca della famiglia come “famiglia tradizionale” è fuori luogo: i tempi sono diversi dal 1948 e la Costituzione è stata già cambiata molte volte per adeguarla alle attuali esigenze. Altri ancora manifestano che l’Italia è il primo Paese europeo per turismo sessuale e l’ultimo in Europa a dotarsi di una legge sulle unioni civili … Ma non c’è verso: la madre di tutti i problemi nazionali resta la legge Cirinnà. La Famiglia. Mi scuso se uso il termine “divertente” per descrivere il dibattito su questo punto. O meglio, sarebbe comico se non fosse tragico. Ce n’è per tutti: famiglia tradizionale, naturale, fondata sul matrimonio, istituzione finalizzata alla procreazione, e chi più ne ha … Ma davvero, questi signori pensano che la famiglia sia solo questo? Passi il “tradizionale” (e le tradizioni si perdono e si rinnovano continuamente in tutte le società), ma come la mettiamo con il concetto di “naturale”? L’antropologia culturale e la sociologia, ad esempio, dimostrano da sempre che la famiglia non è una entità naturale, ma sociale, a qualunque latitudine e longitudine. È un’organizzazione sociale/istituzionale con molte caratteristiche, ma certamente non finalizzata esclusivamente alla procreazione, oggi più che mai. A quale idea o mito o falso mito di “famiglia” si riferiscono, quindi, i nostri Politici? Le famiglie di questo tempo sono già tante, di tanti tipi … esiste già – nonostante la Politica – una grande pluralità di tipologie di famiglia. Un quarto ed ultimo punto: la comunicazione che la Politica sta utilizzando. Quanta enfasi! Quanta retorica! La Politica si prende finalmente il disturbo di costruire un dibattito acceso, forte, nel quale ciascuno cerca di dare il proprio meglio. Nelle aule parlamentari si sprecano i riferimenti a scrittori, poeti, letterati, scienziati … con tanta foga e convinzione che il dibattito ha travalicato ogni confine, coinvolgendo artisti e cantanti, sportivi e giornalisti, comici e attori, re e papi, santi e cardinali, tronisti e opinionisti, veline e barbaredurso, brunivespa, ecc. E ciascuno cerca di dare il proprio meglio, di sfoggiare il migliore eloquio di cui dispone per rafforzare la propria posizione. Tranne quando tocca ascoltare da alcuni senatori che, piuttosto che consentire la stepchild adoption è necessario “ … portare i bimbi fuori dagli orfanotrofi e offrirli alle famiglie …”. O quando qualcuno afferma che il riconoscimento di questo diritto sarebbe “l’anticamera dell’utero in affitto”. O, ancora peggio, quando si ascoltano frasi come “… vorremmo un’Italia più normale per tutti, gay o etero”, “ … i bambini delle coppie omosessuali crescono con problemosità”(!) Veniamo a noi. La nostra professione da anni aspetta riforme e ammodernamenti del welfare e del Servizio sociale professionale. Da anni assistiamo, invece, ai pesanti e scriteriati tagli delle risorse per la prevenzione e la gestione delle patologie sociali e individuali. Da molto tempo denunciamo le crescenti lacune della Politica nei confronti dei diritti delle famiglie più deboli. Personalmente mi schiero con quei politici che in questi giorni stanno denunciando il nostro Paese come un Paese triste e arretrato, che non tutela abbastanza i diritti dei propri cittadini, perché molti italiani vanno all’estero per sposarsi (per le unioni non eterosessuali), per avere figli (procreazione assistita, inseminazione, adozione internazionale), per lavorare (a causa di disoccupazione/sfruttamento/ nepotismi vari), perfino per morire (perché manca una legge sul fine vita). Aggiungo che molte famiglie non sono quasi mai ascoltate dalla Politica e, spesso, noi assistenti sociali ne facciamo le spese. E mi chiedo: come mai tutta questa agitazione? Cosa c’è in gioco oltre alla conservazione dell’elettorato o all’acquisizione di nuovo elettorato? Cosa c’è in gioco a parte le commistioni fra ambienti ecclesiastici e alcune lobby politiche? Come mai tanto baccano? Un’idea, tutta personale ce l’avrei. Le nuove tipologie di famiglia in discussione oggi in Parlamento, se e quando vedranno la luce, nasceranno per decreto della Repubblica, non per unanime consenso sociale (e religioso) come è sempre stato finora nel nostro Paese. Saranno le prime famiglie della nostra Storia ad aver faticato e sudato le proverbiali sette camicie per conquistare la possibilità legale di … mettere su famiglia. Saranno famiglie “toste”, abituate a battersi per vedersi riconosciuti i propri diritti fondamentali. Saranno piccole cittadinanze attive, abituate a lottare contro i pregiudizi e i falsi moralismi. Saranno modelli sociali che rinfacciano l’ipocrisia della famiglia del Mulino bianco, denunciando definitivamente che il re è nudo: la famiglia perfetta non esiste. E non esisterà nemmeno fra le nuove famiglie. Saranno le infinite variabili del comportamento umano, caso per caso, a distinguere la famiglia giusta da quella che non lo è. Come è sempre stato, del resto. Temo che queste famiglie facciano paura a molti politici del nostro Paese: in un’Italia tanto strafalciona e approssimativa sui temi del sociale, della cultura, dell’educazione, essi si trovano al cospetto di una falange macedone che li terrorizza. Perché mette in crisi tutta la (falsa) impalcatura di certezze che hanno accompagnato la loro storia e carriera. Ma soprattutto perché queste famiglie si sanno organizzare e difendere, rafforzate proprio dalle grandi fragilità, dagli stereotipi, dalle discriminazioni (anche istituzionali) che affrontano ogni giorno. Esse potrebbero non essere disposte ad occuparsi da sole del figlio disoccupato, del nonno disabile, del fratello tossicodipendente o della madre maltrattata. Potrebbero mostrare i muscoli e tirare fuori la forza sufficiente (che tutte le famiglie dovrebbero avere, ma che ben poche hanno) di pretendere i propri diritti e soprattutto di dividere con lo Stato il peso delle proprie croci. Se fossero queste le ragioni reali delle resistenze dei nostri politici, si rassegnino: le famiglie rassicuranti, tranquille, remissive, ben disposte a “fare da sé” non esistono più (semmai sono esistite davvero). Forse, finalmente, anche per la nostra Politica è arrivata l’ora di tutelare i diritti di tutti i cittadini. Che ne pensate?