I versi che seguono esprimono il saluto ad una collega che conclude la sua traversata lavorativa, una “piccola” storia che coincide con una “grande” Storia, la storia di un Servizio, il Servizio Sociale Penitenziario, nato timidamente nel ’76, nel vivo del clima delle riforme, provato via via da alti e bassi socioculturali, spinte e riflussi normativi.
La storia lavorativa di Angela Curci ripercorre il senso del lavoro di tanti colleghi a cui idealmente questa dedica si estende con apprezzamento e gratitudine da parte di tutta la Comunità professionale.

 
Sarà stato come scalare una montagna
avvolta da un nube da non vederne la cima.
Ad ogni tappa non riuscire a vedere il traguardo,
la vetta, neppure l’orizzonte.
Scenari indefiniti avanti agli occhi e territori incerti e impervi sotto i piedi.
Solo la strada già fatta, solo quella non si nega allo sguardo
e dà il senso al tempo che è stato.
 
Girarsi indietro ad ogni passo?
Non sempre sarà stato possibile!
Il tempo e il dovere avranno morso i talloni.
Ogni volta che avrai pensato di sostare,
di fermarti a rifiatare, di bere un sorso di riposo,
ti sarai detta di tentare di andare un po’ più in là,
dove la salita è meno aspra e c’è un prato assolato,
e si può riposare all’ombra di un leccio.
 
Forse sarai anche riuscita a riposare,
allargando lo sguardo dal lavoro alla vita e viceversa,
dimenticando la nube che ingoia la vetta,
immaginando i nuovi paesaggi.
 
Avrai indagato confini e orizzonti,
per capirne di più
di questo mondo che cambia e “ti” cambia
e talvolta oscura i pensieri.
 
Avrai avvertito il ritmo del nuovo rullio di regole e leggi,
scandite dalla Storia, da azioni e progetti,
anche amplificate da silenzi ed assenze.
 
Tutto compreso in una storia di vita che incede,
e declina il suo senso in luoghi e spazi di un lavoro
che divora risorse, si nutre di fatica e rinunce.
 
Ma è guardando dal basso che incontri le storie,
inventi e scrivi la vita, conosci e componi contesti.
Sapendone stare al di fuori o al di dentro,
avrai scelto ogni volta
quanto e come stare sulla soglia della vita degli altri.
 
Avrai ancora l’incedere accorto del tuo corpo sinuoso e allungato  
e quei cenni del capo che solfeggiano ascolto e silenzio,
anche pazienza.
Avrai ancora talenti da spendere per un nuovo futuro che avanza.

Maria Sforza