Ciò che ci frega è il silenzio. Il silenzio di quando non denunciamo la violenza di chi ci sta accanto. Il silenzio di quando siamo molestate e ricattate nei luoghi di lavoro, altrimenti non possiamo portare il pane a casa. Il silenzio della nostra assenza dai consigli di amministrazione, dalle segreterie dei partiti, dalle direzioni generali, dai posti di manovra, dai circuiti decisionali pubblici e privati. Ciò che ci frega è il silenzio. Ed è per questo che dobbiamo riprenderci la parola. Proprio come diceva quella canzone di quando ero ragazza e nelle strade, nei cortei, urlavamo la nostra rabbia e cantavamo le nostre aspirazioni, la nostra voglia di partecipare, la nostra libertà. Quella canzone diceva pressappoco così: “Donna, donna, il sole è alto, corri in strada, canta e grida, dai, riprenditi la vita, i tuoi gesti … la parola!” Ed è per questo che quest’anno ben tre nostre Consigliere dell’Ordine hanno preso la parola sulla Giornata dedicata a noi donne. Tre giovani e solari colleghe. Tre sorrisi di vita e speranza. Ciò che ci frega è il silenzio. Ma è il momento di riprenderci la parola: freghiamolo noi, il silenzio.

La Presidente, Patrizia Marzo


L’otto marzo? Un giorno come tanti. In questa data, da anni ormai, si celebra la Giornata Internazionale della Donna, nata con fine nobile e lontano dalla connotazione consumistica in cui si è trasformata negli ultimi anni. In realtà l’8 marzo non è un giorno di festa, ma è la celebrazione della rivendicazione e dell’ottenimento da parte delle donne, degli stessi diritti degli uomini, della parità dei sessi, dell’uguaglianza sul lavoro e di molto altro ancora. Se ci si ponesse in quest’ottica, la giornata potrebbe assumere un’altra connotazione e dovrebbe chiamarsi “Giornata internazionale dei diritti delle donne”, a non essere toccate, a non essere offese, a non essere umiliate e a non essere violate, in ogni loro sfera, intima, relazionale, sociale. Purtroppo ancora oggi migliaia di donne sono vittime di mobbing, di stalking, di soprusi, di violenze di genere e in genere, agite per mano di persone che mirano a sopraffare l’altro, a denigrarlo e ad esercitare un potere. Gli attori istituzionali si sono adoperati nel tempo ad attivare le risorse economiche e sociali, al fine di attuare interventi volti al contrasto e alla prevenzione di ogni forma di violenza. Basti vedere la Lg. Reg. 29/2014 che promuove azioni di sensibilizzazione nelle scuole e su tutto il territorio regionale, i protocolli operativi di sicurezza sul lavoro nel contesto operativo dei professionisti dell’aiuto, pubblicato dall’Ordine degli Assistenti Sociali e molti altri iinterventi formativi e informativi attivati non solo l’8 marzo ma durante l’intero anno. In questa giornata diverse sono le iniziative presenti su tutto il territorio nazionale, volte a sensibilizzare la cittadinanza al rispetto per il sesso considerato ancora “debole” e a fornire alla donna l’aiuto necessario per fuoriuscire dalla propria condizione, ma non vi sono solo interventi a carattere prevalentemente psico-sociale ma anche a carattere sanitario. Infatti per l’8 marzo alcuni presidi ospedalieri garantiranno visite ginecologiche, pap test e visite senologiche a carattere gratuito. In realtà ciò che dovrebbe cambiare per far sì che tutto ciò funzioni, è la mentalità profusa che tutto possa risolversi agendo violenza, la mentalità delle differenze di genere e delle (Dis)pari opportunità, degli stereotipi e dei pregiudizi, dei preconcetti, di tutto ciò che influisce nel vedere la realtà distorta. Allora che cos’è l’8 marzo? Un giorno come tanti, un giorno in cui ci si sveglia con la mission di eliminare ogni forma di violenza sulle Donne, semplicemente aiutando chi la subisce e chi la commette e intraprendendo percorsi di prevenzione, affinchè ci si possa ritrovare tra qualche anno a notare il decremento progressivo dei casi di femminicidio.

l’8 marzo

di Natascia Moschetta

l’8 marzo di

Cinzia Ripa

“Per tutte le violenze consumate su di Lei, per tutte le umiliazioni che ha subito, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le ali che le avete tagliato, per tutto questo: in piedi, Signori, davanti ad una Donna”. Questo scriveva William Shakespeare circa 400 anni fa, ma sono parole che valgono ancora oggi e forse più di prima. Di fronte alla violenza e alle umiliazioni che ogni giorno, continuamente, le donne devono sopportare, non possiamo fare altro che metterci in piedi e chiedere scusa. Donne sì, ma soprattutto Persone, anch’esse con una dignità che deve essere rispettata piuttosto che calpestata. In televisione, sui giornali, alla radio, su internet, in qualsiasi media quotidianamente passano notizie di violenze ed aggressioni nei confronti delle donne, c’è chi dice addirittura: “Se l’è cercata!”, senza rendersi conto che essere donne non significa essere inferiori, perché anche le donne possono essere intelligenti, possono lavorare e, perché no, rivestire nel mondo del lavoro anche dei ruoli importanti. Abbiamo ottenuto la parità dei diritti e questo non deve essere dimenticato, donne sì, ma meritevoli di diritti al pari degli uomini. Oggi si ricordano tutte quelle donne che sono morte per difendere i propri diritti e, come Ordine, vista anche la prevalenza femminile che caratterizza la nostra professione, non possiamo far altro che ricordare e condannare tutti i gesti che offendono le donne. Tante sono le colleghe che devono sopportare soprusi e violenze (psicologiche e fisiche) da parte dei dirigenti, dei colleghi o, soprattutto, degli utenti e tante sono le iniziative che in partenza a favore di queste colleghe che necessità di un sostegno. A tutti i Soggetti Istituzionali presenti sul territorio pugliese è stata inviata una circolare per la realizzazione di un Tavolo sulla sicurezza degli Operatori Sociali; a gennaio il Consiglio ha approvato in via definitiva la sperimentazione dello “Sportello di Consultazione Psicologica” (Counselling Psicologico). Sta per essere firmato un Protocollo di intesa per la promozione di strategie condivise finalizzate alla prevenzione ed al contrasto del rischio di violenza nei confronti degli assistenti sociali – professionisti dell’aiuto. Quindi: “In piedi, Signori, davanti ad una Donna!”


Le donne sono sempre belle avvolte nei loro sorrisi. Hanno occhi luminosi pieni di ogni emozione ed intelligenza. Le donne sanno essere figlie, mogli, madri, professioniste, amiche e prendersi cura di tutti. Le donne sanno essere. Le donne, sanno anche celare il dolore del loro cuore, anche quando il viso è tumefatto dalla collera impressa a pugno chiuso da chi non amandole le promette amore e pentimento. Le donne possono affrontare ogni prova, anche quella di superare le proprie paure. Possono alzare lo sguardo, alzarsi dalla polvere, pulirsi il viso e riaffermare se stesse, senza aspettare che altri riconoscano loro il permesso di essere. Nella giornata dell’8 marzo vogliamo stringerci tutte in un unico abbraccio, vogliamo parlare con un’unica voce e guardare lo stesso paesaggio di rispetto e libertà! Lo sguardo delle donne, è un viaggio segreto in distese di terre sconosciute. Lo sguardo delle donne è come una sinfonia trasportata dal vento, senza origine, ma presente. Il corpo delle donne è come un percorso di montagna, arduo da scalare, ma quando si è sulla vetta, si può abbracciare con lo sguardo la maestosità di ciò che ci circonda. L’8 marzo, data dedicata alle donne, è solo un simbolo, qualcosa che dovrebbe ricordare a tutti l’importanza delle donne. La verità, è che non deve servire una data per affermarlo. Le donne devono avere il coraggio di continuare ad affermare se stesse ed il proprio diritto di vivere e generare vita in ogni forma e sostanza. Generatrici di vita, di amore, di accoglienza, di professionalità. Ci impegniamo tutte a ricordare e ricordarci che dietro ogni donna vi è un percorso di vita meraviglioso ma difficile. Troppe volte le donne sono vittime della collera e dell’ignoranza. Vittime di uomini che le considerano una proprietà e di altri che le ritengono violabili o colpevoli di essere incapaci sul lavoro in quanto donne. Ed alle volte le donne sono vittime e carnefici di se stesse, quando accettano e perpetuano una cultura patriarcale che le considera la costola sottratta ad Adamo! Noi scegliamo di svestire i panni e ruoli riconosciuti ed assegnati alle donne fin dalla loro nascita ed affermiamo il nostro diritto alla vita ed alla scoperta di noi stesse per essere il mezzo e strumento per il cambiamento!

l’8 marzo di

Libera Lauriola