Female worker looking at an opened door

 

L’abbiamo aperta, la porta sul futuro!

Il presente asfittico per il servizio sociale e per gli assistenti sociali non poteva essere più giustificato. Per la responsabilità che abbiamo nei confronti della professione e della società, abbiamo ritenuto doveroso uscire dalle stanze anguste di alcune piccole certezze, perlopiù stratificazioni di stereotipi, per immaginare e disegnare “modi altri” di esercizio della professione.

Con la firma del protocollo di intesa fra Ordine regionale e Regione Puglia, avvenuta il 9 dicembre 2015, si avvia la sperimentazione delle Società tra Professionisti nei servizi sociali territoriali.
Un modo nuovo di praticare il Servizio sociale professionale, valida alternativa alle sempre più diffuse esternalizzazioni che hanno marginalizzato la pratica professionale rispetto alla sua centralità nei processi di promozione/sostegno/inclusione sociale e il più delle volte hanno calpestato la dignità professionale.
Le abbiamo raccolte tutte e fatte nostre le segnalazioni dei colleghi sfruttati da imprese sociali che rientrano nei costi delle gare d’appalto tagliando gli stipendi; abbiamo ascoltato dai colleghi del privato sociale le pressioni indebite sulle valutazioni professionali, per interessi di vario tipo, con la minaccia di perdere il posto; abbiamo contestato, negli anni scorsi, i vergognosi contratti di collaborazione stipulati dagli enti locali a 7,00 euro l’ora; per non parlare delle finte partite iva, ossia di colleghi costretti ad aprirsi una posizione iva per poter lavorare con i Comuni che in tal maniera cercavano di aggirare gli impedimenti normativi, i cui compensi erano drasticamente erosi dai costi fiscali, in uno scenario avvilente di assenza di tutela previdenziale e assicurativa.
E poi abbiamo guardato alla platea di colleghi disoccupati, sempre più ampia per via delle strette  governative sulla spesa pubblica e il blocco delle assunzioni.

Ecco, la proposta delle Società tra Professionisti Assistenti sociali è una prospettiva di nuova occupazione: per numeri e per forma!

La legge di stabilità per il 2012 (n. 183 del 12.11.2011), ha innovato profondamente l’esercizio delle attività professionali consentendo ai professionisti, regolarmente iscritti agli ordini, di esercitare la loro attività, oltre che in forma individuale e in forma associativa, anche secondo uno dei modelli societari previsti dal codice civile.
I primi approfondimenti sviluppati ci consentono di affermare che tale forma societaria può rappresentare una risorsa per il sistema di welfare regionale e aprire prospettive interessanti per una forma mista di gestione pubblico-privato, capace di conservare le specifiche prerogative del Servizio sociale professionale.
In Puglia, come in tante altre regioni, gli enti locali hanno difficoltà ad assicurare gli interventi essenziali in materia di servizi sociali per i noti limiti assunzionali.
Oggi gli ambiti territoriali sono in grave affanno e non sono assicurati gli standard minimi previsti negli obiettivi di servizio del Piano regionale delle politiche sociali, approvato dalla Giunta Regionale il 2 agosto 2013, con Deliberazione n. 1534, nel quale è stato definito un rapporto fra assistenti sociali e popolazione residente di 1 : 5.000. In taluni casi non è assicurata nemmeno la minima dotazione organica per il funzionamento del servizio sociale professionale, le cui incombenze sono svolte da amministrativi e collaboratori a progetto.
Uno scenario di compressione dei diritti dei cittadini perché laddove manca o è insufficiente il Servizio sociale è assente la tutela delle fragilità ed è negato l’accesso a molte prestazioni sociali.

L’intesa raggiunta con l’Assessorato al Welfare della Regione Puglia prevede lo sviluppo di una collaborazione che consenta la sperimentazione della società tra professionisti  tra assistenti sociali come strumento di gestione del servizio sociale professionale in quegli ambiti territoriali pugliesi (da due a cinque) che si trovano in condizioni di difficoltà nel raggiungimento dello specifico obiettivo di servizio previsto dalla programmazione regionale.
Nel concreto gli Ambiti territoriali individuati dalla Regione concederanno in gestione il Servizio sociale professionale (in tutto o per alcuni segmenti o aree tematiche) ad una società tra professionisti, supportata inizialmente – dal punto di vista formativo e consulenziale – dall’Ordine degli Assistenti sociali:
Il coordinamento e il monitoraggio della Regione e dell’Ordine assicureranno il rispetto di standard operativi e remunerativi, in un’ottica di qualità ed elevata professionalità.
Si, perché ci si aspetta che tale processo inneschi un positivo dinamismo dei saperi e delle competenze professionali; siamo certi che lasciando le sabbie mobili della burocrazia pubblica sarà possibile ideare e sviluppare modelli e strumenti nuovi di intervento.

È una sfida impegnativa. Ma per una professione che crede nel (e lavora per il) cambiamento, non sarà impossibile.
Mi sembra questo il modo migliore anche per congedarmi da voi, dopo un lungo, appassionante ed arricchente percorso comune.

Lascio la Presidenza dell’Ordine regionale.

Spero di aver onorato nel migliore dei modi la fiducia che mi avete attribuito e di aver esercitato dignitosamente la responsabilità affidatami per ben tre mandati.

Buon futuro a tutti!

Bari, 10 dicembre 2015

 

 

Il protocollo di Intesa e il progetto per la STP fra Assistenti sociali