Giornata Mondiale della Popolazione Romanì</BR>

L’8 Aprile di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale della Popolazione Romanì, in ricordo del I° Congresso Internazionale del popolo Rom tenutosi a Londra nel 1971.

Quel giorno, il Congresso stabilì la denominazione ufficiale dell’etnia: “Rom”, letteralmente “uomo”, “popolo degli uomini (liberi)”, termine inclusivo di tutti i gruppi presenti e diversamente denominati nel mondo (Sinti, Kalè, Manouches, Romanichels…) e adottò i simboli identificativi della propria cultura: l’inno e la bandiera.

La bandiera Rom serve a rappresentare un popolo e non uno Stato con frontiere definite. Il colore azzurro simboleggia il cielo, la libertà, la spiritualità, l’eterno; il verde indica la natura, la terra, la fertilità e gli aspetti materiali e tangibili della vita. La ruota a sedici raggi di colore rosso rappresenta la roulotte trainata dai cavalli, il viaggio, la crescita e il progresso, ma è anche un riferimento all’origine indiana dei Rom, alla loro “madrepatria”, che hanno lasciato quando hanno iniziato le loro migrazioni, poiché la ruota si ispira al chakra, raffigurato nella bandiera indiana, che riporta 24 raggi, come le ore della giornata.

“Djelem, Djelem” è l’inno del popolo rom. Le sue parole sono state scritte da Jarko Jovanović, poeta rom originario dell’ex Jugoslavia.

Nello stesso giorno, si costituì anche la “Roman Union International”, un’organizzazione Rom che tutela i diritti della propria gente nel mondo, che sarà riconosciuta dall’ONU nel 1979.

L’8 aprile è, perciò, una data importante per il riscatto del Popolo Rom e per la crescita dell’umanità intera.

Ma l’8 aprile è anche associato alla commemorazione del Porrajmos, letteralmente “grande divoramento”, “devastazione”, termine con il quale i Rom indicano lo sterminio nazista della loro gente durante la 2^ Guerra mondiale. Eccidio mai ufficialmente riconosciuto dallo Stato italiano (vedere Legge n° 211/2000).

La Legge n° 482/1999 ha, poi, escluso i Rom dal riconoscimento e dalla tutela delle minoranze nazionali. Nonostante i severi pronunciamenti a riguardo della U.E., a cui, pure, l’Italia nel 1997 aveva aderito.

Nel marzo del 2007, il Consiglio d’Europa ha dichiarato i Rom “popolo più discriminato al mondo”. La loro condizione difatti viene classificata come soggetta a “discriminazione multipla”. L’atto discriminatorio viene definito “multiplo” laddove lo stesso gruppo sociale sia discriminato per più motivi e rispetto a più caratteristiche.

Nel 2010 il Comitato Europeo dei Diritti sociali del Consiglio d’Europa ha ritenuto “l’Italia colpevole di aver violato i diritti della sua popolazione rom, contravvenendo alla proibizione di discriminazione e violazione dei diritti ad un ambiente adeguato, ad una protezione sociale, legale ed economica, alla protezione contro la povertà e l’esclusione sociale, al diritto delle famiglie rom alla protezione e assistenza”

È solo nel 2013 che, nell’ambito della Strategia nazionale di inclusione, il Ministro italiano per l’integrazione internazionale e cooperazione, Andrea Riccardi, ha predisposto un piano per il riconoscimento giuridico dei Rom come minoranza nazionale. Il programma prevede quattro assi di intervento per favorire l’interazione sociale dei Rom: casa, salute, lavoro e scuola.

Lo stesso László Andor, commissario UE, ha dichiarato infatti che: “L’inclusione dei Rom in Europa costituisce un imperativo economico, sociale e morale comune”, partendo dall’idea che le politiche a favore dei Sinti e dei Rom comporteranno non solo dei vantaggi sociali e di coesione, ma porteranno effetti positivi sul piano economico sia per i Sinti che per i Rom, nonché per le comunità di appartenenza.

Senza contare che la loro esclusione, nonché quella di tutti i soggetti sociali in condizione di fragilità (neri, extracomunitari, disabili, disoccupati, donne, bambini…), determina importanti conseguenze economiche in termini di costi per i bilanci pubblici, di perdite a livello di produttività e, ovviamente, di sicurezza e di ordine pubblico.

La richiesta di efficaci strategie nazionali di inclusione sociale da parte dell’Europa, infatti, è finalizzata a promuovere il progresso, ma, anche, la stabilità degli stati membri.

L’inclusione sociale non è solo interazione sociale! L’”altro” può diventare una risorsa ed un’opportunità di sviluppo umano, politico ed economico per il nostro Paese, nonché un’utile occasione di pace per la Comunità europea e mondiale.

A condizione, però, che la diversità di ogni cittadino possa conciliarsi con il riconoscimento della pari dignità umana nella garanzia concreta dei diritti fondamentali dell’eguaglianza, sanciti dall’art. 3 della Costituzione italiana (superamento della ghettizzazione nei campi, contrasto della xenofobia e delle politiche emergenziali, assistenziali e discriminatorie).

Il pregiudizio etnico è una trappola che distorce la realtà. Conoscere altre culture libera dalla paura del “diverso”. L’ignoranza non favorisce i processi di coesione e di interazione sociale!

VIDEO SUL PREGIUDIZIO.

 

Eredità d’amore

(Contro tutte le guerre.

Dedicata al popolo Rom e gente di pace)

Ragazzo,

tu  chiedi:

“La pace

 cos’è?”

Come posso spiegarti?

La pace

è incontro d’amore

di lingue e Paesi,

di credo e diversità.

La pace

è universo di musica e danza,

di idee e sentimenti,

di arti e civiltà.

La pace

è comunità solidale

 d’intenti, giustizia e uguaglianza,

di pari opportunità e fratellanza.

La pace

è altissimo dono

di uomini e donne

a vecchi e bambini.

La pace

è storia e memoria

di eventi, di lutti,

di gente comune e di eroi.

La pace

è valore,

speranza di cielo,

futuro di vita e di terra.

Non dimenticarlo mai,

figlio mio.

(Maria Angela Zecca)